Rassegna Stampa

01 aprile 2025

La difficile alternativa ai pronto soccorso: l’Emilia fa una mezza retromarcia sui Cau

Fonte: ilsole24ore.com

Privi di collegamenti con la medicina territoriale i 43 Centri di assistenza urgenza presenti in regione saranno completamente riorganizzati

Avrebbero dovuto essere la risposta alla crisi dei Pronto Soccorso e un esempio nazionale. Invece sui Cau – i centri di assistenza urgenza – in Emilia Romagna arriva una mezza retromarcia. Il presidente della Regione ha aperto una stagione di riforme per la sanità. E se alcune sono destinate ad essere anche impopolari (come il ticket di 2,2 euro su una confezione di farmaci) altre, come la revisione complessiva di questi centri, voluti dall’ex assessore regionale alla Salute Donini, sono invece caldeggiate dagli stessi operatori sanitari, dai medici ospedalieri ai medici di famiglia. Ma la riforma è inevitabile come spiega il presidente della Regione Michele De Pascale. Anche a fronte di un disavanzo di 300 milioni: 200 spesi in più rispetto ai trasferimenti statali ai quali vanno aggiunti gli avanzi di vario tipo per altri 100 milioni. Soldi inghiottiti dal sistema sanitario, come già De Pascale aveva segnalato alla fine dello scorso anno al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Dovevo fare una scelta politica: o tagliavo 300 milioni o coprivo le spese”, dice De Pascale.

Il nuovo corso dei Cau
Per l’ex assessore regionale alla Salute Raffaele Donini questi centri avrebbero potuto essere una best practice da esportare in altre regioni per dare ossigeno ai Pronto soccorso allo stremo occuoandosi dei casi meno gravi e urgenti (come i codici bianchi e verdi): problema nazionale avvertito fortemente anche in Emilia-Romagna. Non è andata sempre così. Non che non abbiano tutti funzionato i 43 Cau attualmente attivi sul territorio regionale. Ma la forte disomogeneità delle performance di queste strutture è stata evidente a tutti quando è iniziata la ricognizione voluta da De Pascale e portata avanti dal nuovo assessore alla Salute Massimo Fabi. Troppe cose non vanno, a partire dalla rivalutazione mai fatta a sei mesi dall’accordo di maggio del 2023 con i sindacati dei camici bianchi. “Oggi i Cau sono molto diversi tra loro – dice il segretario regionale della Fimmg (medici di famiglia), Daniele Morini -. Ci sono quelli effettivamente territoriali, quelli ibridi e quelli ospedalieri. Ma tutti sono privi di collegamenti con la medicina di famiglia, a differenza degli accordi presi”. Questo nonostante le risorse per i Cau fossero attinte dai fondi assegnati alla medicina di base. Con una spesa di circa 40 milioni di euro all’anno.

01 aprile 2025

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