Rassegna Stampa

29 agosto 2019

Governo

Cosa succederà a Quota 100 con il nuovo governo?

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Regole semplici, stabili ed eque (pur tenendo conto delle esigenze peculiari di alcune categorie di lavoratori) che sappiano introdurre flessibilità e chiudere finalmente il ciclo delle riforme, con un occhio di riguardo ai costi: alcuni suggerimenti al governo che verrà sul delicato tema “pensioni”

Con la crisi di Governo causata dalla Lega, sponsor principale dei provvedimenti sulle pensioni, e soprattutto in vista della complicata stesura del NADEF prima e della Legge di Bilancio poi, sono sempre più numerosi i lavoratori che si chiedono cosa succederà a Quota 100 e agli altri provvedimenti in ambito previdenziale. Tanto più che le critiche a queste agevolazioni arrivano da più parti, compresi Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

In effetti, come abbiamo più volte detto, il provvedimento bandiera della Lega ha molte pecche dovute alla fretta comunicativa e all’imperizia: a) non cancella la riforma Fornero, ma è solo una misura sperimentale e a tempo (3 anni per Quota 100 e 8 anni per precoci e anticipata) dopo di che si torna alla Fornero; il tutto mentre Quota 41, indicata dalla Lega come punto di caduta finale, potrebbe anche essere una buona soluzione ma è troppo costosa; b) non tiene conto delle situazioni specifiche dei lavoratori con problemi di salute, familiari a carico da curare, lavori pesanti, in mobilità o disoccupazione, ma prevede un “liberi tutti” anche a favore di quelli che ancora potrebbero tranquillamente lavorare; per le donne Quota 100 è invece difficile da raggiungere e, di fatto, le richieste femminili sono solo il 26% del totale, mentre Opzione Donna è molto penalizzante (pensione totalmente a contributivo con decurtazione del 30% pur raggiungendo quota 95, contro una pensione al 100% con Quota 100); c) non prevede agevolazioni particolari per le categorie citate e neppure l’utilizzo dei “fondi di solidarietà” per l’industria, il commercio, l’artigianato e l’agricoltura (sul modello di quelli per le banche e assicurazioni che hanno permesso di fornire una protezione di 5 anni, con 62 anni di età e 35 di contributi, a oltre 80mila lavoratori), all’interno dei quali sarebbe stato possibile prevedere, a totale carico dello Stato, una quota di 5mila lavoratori tra esodati e disoccupati per il primo anno, 3mila il secondo e 2mila per i restanti 3 anni; una soluzione che avrebbero risolto molte criticità ancora in essere; d) con il divieto di cumulo, superato nel 2010, si genererà molto lavoro irregolare.

29 agosto 2019

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