Rassegna Stampa

04 aprile 2023

Autonomia differenziata: tre i punti da riscrivere

Fonte: lavoce.info

Ci sono almeno tre aspetti da riconsiderare nel disegno di legge sull’autonomia differenziata: criteri per l’attribuzione delle competenze alle regioni, meccanismi per finanziarle, definizione dei Lep in modo da condurre alla convergenza territoriale.

Grande è la confusione sotto il cielo sulla cosiddetta “autonomia differenziata”. Proviamo a far chiarezza su tre punti centrali.

Secondo il disegno di legge approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri il 15 marzo 2023, non si possono delegare alle regioni funzioni su cui insistono i livelli essenziali delle prestazioni (i Lep), se prima questi non sono stati definiti e quantificati dallo stato. Per farlo, la legge di bilancio per il 2023 ha già stanziato importanti risorse e messo in piedi una cabina di regia con a capo un comitato tecnico-scientifico di prestigio. Ottimo. Ma a leggere il Ddl sembra si propaghi un’illusione: l’idea che la quantificazione dei Lep determinerà automaticamente l’attribuzione di risorse alle regioni. È il cosiddetto approccio “bottom up”; a ogni servizio da offrire si applica un costo (possibilmente “standard”, nel senso di costo minimo o almeno medio data la tecnologia), poi si fa la somma dei servizi che ogni regione deve offrire e il risultato determina automaticamente il finanziamento regionale. Ma questo approccio non può funzionare se, come sembra ovvio e come si è già fatto per la sanità (dove i Lep già esistono e si chiamano Lea), si interpretano i Lep come l’insieme di tutti i servizi offerti dal settore pubblico in una particolare funzione.

04 aprile 2023

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