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Fini: Riconoscimento della peculiarità della condizione femminile nei CCNL negli ACN nella professione medica

Categoria: Comunicati



Intervento di Fabiola Fini, Vice Presidente Vicario della Federazione Veterinari e  Medici  – FVM

Oggi nel mondo del lavoro l’importanza del ruolo della donna medico  è acclarato. La donna in sanità , dimostra di avere una forte capacità di prendersi cura dei bisogni dei pazienti, facendosi carico delle loro sofferenze e trasmettendo umanità, sicurezza, serenità ed affettività. Così Fabiola Fini,  Vice Presidente Vicario, della Federazione Veterinari e  Medici  intervenendo alla conferenza della FNOMCeO  sulla questione medica che si è tenuta il 21 aprile a Roma.  

Nel nostro paese persiste una  bassa percentuale degli incarichi apicali ricoperti dalle donne rispetto agli uomini. Per le donne medico il cammino è ancora di più in salita. Gli interventi istituzionali per ridurre la disparità di genere in sanità si sono rilevati scarsamente efficaci: i Comitati Unici di Garanzia, istituiti per contrastare la discriminazione nelle aziende sanitarie, non hanno budget, lavorano su base volontaria ed il loro parere non è mai vincolante. La discriminazione di genere insieme alla difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia porta le donne medico ad adottare un comportamento rinunciatario  nei confronti di eventuali attività aggiuntive che possono incrementare la retribuzione e/o aumentare il loro prestigio e di conseguenza  ad avere meno incarichi, e indennità accessorie, fonte anche dei divari retributivi tra uomini e donne.

Non solo, gli interventi di conciliazione adottati dalle aziende  sono ancora largamente insufficienti e devono essere implementati con il potenziamento degli istituti già attivi part-time o meglio detto orario di lavoro del dirigente con impegno ridotto. Il part-time ha una connotazione ambivalente, positiva da un lato, quando è volontario e si qualifica come strumento per favorire la conciliazione casa-famiglia, negativa dall’altro , qualora sia involontario ed imposto, trasformandosi in un pretesto per una retribuzione più bassa. In merito al diritto della donna medico alla maternità, si rileva una sempre più frequentemente  la mancata sostituzione delle assenze per maternità, questo comporta per i colleghi un maggior carico di lavoro dovendo colmare il vuoto lasciato dalla collega legittimamente a casa. Riteniamo che la sostituzione in maternità deve essere obbligatoria per le Aziende Sanitarie ( le aziende non cercano sostituzioni di maternità per risparmiare lo stipendio della donna in gravidanza- visto che l’indennità di maternità è in capo all’INPS).

Siamo del parere che sia  insostenibile lo stress da mancata conciliazione famiglia -lavoro. A questo va aggiunto l’assenza di nidi aziendali assenti nel 90% delle strutture ospedaliere o l’effettuazione di orari incompatibili con le normali attività di un medico di guardia.

Per gli specializzandi e per i contratti atipici il lungo percorso lavorativo  (laurea+specializzazione) vede la donna medico affacciarsi al mondo del lavoro nell’età in cui tempi biologici e tempi sociali che chiedono  la soddisfazione di un eventuale desiderio di maternità. Rischio biologico, chimico, fisico e psicologico sono presenti nella routine quotidiana ma nessuna garanzia è offerta alla lavoratrice medico che, sempre più spesso, trova impiego con (l’abuso di) contratti atipici nel pubblico impiego.

Per le  donne medico convenzionate , quelle che lavorano come medico di famiglia, pediatra di famiglia, le donne che lavorano giorno e notte sulle ambulanze del 118, le specialiste ambulatoriali o le donne della Continuità assistenziale , circa 44 mila, a cui  la tutela della ,maternità viene negata, l’unica forma di tutela è l’indennità ENPAM. Gli viene corrisposto un  importo corrispondente all’80% di 5/12 del reddito professionale che l’iscritta ha denunciato a fini fiscali nel secondo anno precedente alla data del parto. Nonostante la tutela della maternità   in Italia debba essere garantita  in realtà alle dottoresse  convenzionate  viene riconosciuto solo  un periodo di “assenza giustificato” dal lavoro e con oneri organizzativi ed economici a proprio carico.

Tra le donne, inoltre, pochissime fanno attività libero professionale, sia intra che extramoenia. Lavorano per il pubblico, per l’azienda. Solo il 3,2 % delle donne sceglie di fare extramoenia, contro il 6,6 % degli uomini. Del totale dei dirigenti che sceglie l’extramoenia, solo il 34% è donna, mentre del totale di chi esercita l’attività intramoenia, le donne sono il 30%.Viene confermata la scarsa rappresentanza del genere femminile nelle specialità chirurgiche,  storicamente ad appannaggio degli uomini. Per queste ragioni occorrono azioni concrete per andare verso un’effettiva parità fra uomini e donne nelle strutture sanitarie.

Il video dell’intervento di Fabiola Fini



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