Rassegna Stampa
22 giugno 2025
Tfs, statali dimenticati. Dopo due anni Consulta senza risposta
Fonte: pamagazine.it
Definire il tempo e il suo scorrere da un punto di vista filosofico è pratica assai ardua, almeno da quando Socrate spiegò ai suoi allievi che il tempo è un’astrazione che utilizziamo per comprendere il divenire, ma al di là della nostra percezione non ha una realtà propria, visto che il passato non è più e il futuro non è ancora, quindi il presente, come punto d’incontro tra due realtà inesistenti, non può essere a sua volta reale. Del resto, anche S. Agostino, tanto caro al nuovo Pontefice, ci dice che quando proviamo a definire il tempo questo si fa sfuggente e sembra impossibile catturarlo, mentre Jorge Luis Borges, forse il più grande scrittore del Novecento, nel suo Libro di Sabbia ci dice che “non c’è altro enigma che quello del tempo, quell’infinita trama dell’ieri, dell’oggi, dell’avvenire, del sempre e del mai”.
Deve essere in ossequio a cotanta tradizione filosofica se a due anni dalla sentenza della Corte costituzionale ancora nulla si è mosso sul fronte Tfs. Il 19 giugno del 2023, giusto due anni fa, l’Alta corte ha ribadito in termini ultimativi quanto già dichiarato in precedenti pronunce, ossia che il ritardato pagamento del TFS, posticipato anche di anni, è un grave “vulnus” dei diritti costituzionali dei dipendenti pubblici, e ha invitato i legislatori (chiamando in causa indirettamente anche il governo) a risolvere in tempi ragionevoli il problema, precisando che si tratta di un impegno “indefettibile” (cioè che non può essere messo in discussione) ed aggiungendo, per essere certi che non si possa estendere oltre ogni limite il concetto di ragionevolezza dei termini, che “la discrezionalità di cui gode il legislatore nel determinare i mezzi e le modalità di attuazione di una riforma siffatta deve, tuttavia, ritenersi, temporalmente limitata”.
