Rassegna Stampa
08 aprile 2026
Tfs, i sindacati alla resa dei conti: “basta storture a danno dei dipendenti pubblici. Si apra un vero confronto con il governo”
Fonte: ildiariodellavoro.it
Con l’ordinanza n. 25 del 5 marzo scorso la Corte Costituzionale è tornata a esprimersi sul tema critico del ritardato e della rateizzazione nel pagamento del Tfs per i dipendenti pubblici, non ritenendo giustificabili le difformità rispetto al privato. La Consulta ha ribadito che l’attuale sistema rappresenta un “vulnus di costituzionalità” e ha dato tempo al legislatore fino a gennaio 2027 per rimuoverlo. Questo non è il primo pronunciamento dei giudichi chiamati a valutare l’uniformità delle leggi ai principi presenti nella nostra carta costituzionale. La Consulta, infatti, si era già espressa sulla questione con due sentenze: la n. 159 del 2019 e la n. 130 del 2023.
Da tempo un fronte sindacale compatto, composto da Cgil, Cisl, Uil, Ces, Fp-Cida, Cosmed e Codirp, che nell’estate del 2024 ha lanciato anche una raccolta firme, e con il supporto delle opposizioni, chiede di porre fine a quello che viene definito un vero e proprio “sequestro e furto” di denari che il dipendente pubblico ha accantonato nel corso del suo lavoro al servizio del pubblico. Per le organizzazioni, con le attuali tempistiche, si calpesta un diritto del lavoratore riconosciuto dalla Costituzione, si lede quel patto di fiducia che dovrebbe unire i cittadini con le istituzioni e si danneggiano economicamente i dipendenti pubblici, costretti a pagare per avere in anticipo la liquidazione e che vedono, a causa dei ritardi e dell’inflazione, una perdita del potere nominale del proprio Tfs.
