Rassegna Stampa
18 giugno 2025
Test d’ingresso a medicina: dal caos al disastro, cronaca di una riforma
Fonte: scienzainrete.it
Il nuovo test d’ingresso a medicina, presentato come la fine del numero chiuso, mantiene invece molte delle criticità passate e ne aggiunge di nuove: selezione nozionistica, guerra tra studenti e percorsi stressanti. È una riforma che rischia di compromettere la qualità della formazione medica e la salute pubblica.
Erano numerosi i colleghi che, come il sottoscritto, pensavano non sarebbe stata fatta. Era troppo improbabile e dannoso il piano del governo per riformare le procedure di reclutamento degli studenti di medicina, che percolava nei canali mediatici. E invece eccola, in tutta la sua assurdità e perversione, la riforma dell’ingresso a medicina voluta da una classe politica che conosce un solo principio, quello del marchese del Grillo: «Io sono io e voi non siete un c…o».
Contro il numero chiuso e il test “a crocette” da alcuni anni a questa parte si esprime un numero di politici crescente, via via che le competenze medie dei politici italiani declinano inesorabilmente. Ovvero, via via che aumenta la percentuale di coloro che non hanno frequentato l’università o non hanno idea, né si sono chiesti di come funzioni una facoltà di medicina. Anche medici con indole populista, controriformista o ex-pseudosessantottina hanno criticato le modalità esistenti finora. Che erano pessime, certamente, ma anche le uniche pragmaticamente praticabili in un contesto politico-istituzionale come quello italiano.
Il numero chiuso era stato introdotto in Italia con la legge 264/1999, che stabilì l’accesso programmato per corsi come medicina, odontoiatria e veterinaria, basato su un test nazionale (la Corte costituzionale ne aveva stabilita la legittimità con la sentenza n. 383/1998). Si era reso necessario dopo che nel 1969 l’apertura per tutti i diplomati (fino al 1923 potevano iscriversi solo i diplomati al liceo classico e dal 1923 al 1969 solo chi aveva la licenza classica o scientifica) aveva prodotto l’aumento esponenziale degli iscritti, un sovraffollamento delle aule e lo scadimento della qualità formativa. Nel 1987, il ministro dell’Istruzione Ortensio Zecchino introduceva, tramite decreto ministeriale, un test di ammissione per limitare gli accessi, in linea con le direttive europee che richiedevano standard formativi elevati per le professioni sanitarie.
