Rassegna Stampa

09 ottobre 2019

Parlamento

Taglio parlamentari del 36,5%, quarto e ultimo ok. E adesso?

Fonte: Public Policy

Quattrocento deputati a Montecitorio e duecento senatori a Palazzo Madama. Questo il nuovo assetto dell’arco costituzionale disegnato dalla proposta di legge del Movimento 5 stelle sul taglio del numero dei parlamentari, approvato oggi definitivamente in aula alla Camera.

Come per tutti i provvedimenti che modificano la Costituzione, anche il ddl M5s è stato esaminato per almeno quattro volte (anziché due) dalle Camere. L’iter rafforzato viene chiamato ‘navetta’ costituzionale ed è previsto per le sole leggi che modificano la Carta. Quello di oggi è stato il quarto (e ultimo) voto sul testo: i due rami del Parlamento, infatti, lo hanno già rispettivamente esaminato nei mesi scorsi, apportando anche delle lievi modifiche.

In Italia – si legge nel dossier del centro studi del Parlamento – il numero dei parlamentari, dopo la revisione costituzionale del 1963, è determinato dalla Costituzione in numero fisso mentre in precedenza era determinato in rapporto alla popolazione. Da allora, nel corso del dibattito sulle riforme istituzionali, il Parlamento italiano è giunto in più occasioni a deliberare una modificazione del numero dei parlamentari nell’ambito di progetti più ampi di revisione del bicameralismo, senza tuttavia che l’iter della revisione costituzionale trovasse poi definitivo compimento.

Non è escluso che prima della promulgazione della legge costituzionale venga indetto il referendum: dal via libera ci sono tre mesi di tempo dalla pubblicazione della Gazzetta ufficiale per poterlo richiedere, possono farlo un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata – prevede l’articolo 138 della Carta – se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

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