Rassegna Stampa

08 ottobre 2019

Manovra

Pensioni, spunta la rivalutazione. Il Mef: Iva rimodulata

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Il governo apre ai sindacati sulla rivalutazione delle pensioni. Si terrà venerdì a Palazzo Chigi un tavolo tecnico su questo tema e i sindacati sperano di poter strappare qualche novità positiva sul tema dell’adeguamento all’inflazione dei trattamenti previdenziali. Adeguamento che oggi al di sopra dei 1.520 euro mensili lordi è riconosciuto in misura parziale e decrescente in base al reddito. Anche di questo si è parlato ieri nell’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i leader di Cgil, Cis, e Uil: i margini di manovra sono incerti ma c’è la volontà di dare un segnale anche al mondo dei pensionati. Nel 2019 sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema di rivalutazione quasi pieno degli assegni, con il quale viene applicata una piccola riduzione dell’aumento riconosciuto, ma solo per le fasce di pensione che superano una certa soglia. L’esecutivo gialloverde però ha deciso che per tre anni questo meccanismo sarebbe stato sostituito da uno più penalizzante (e simile a quello in vigore tra il 2014 e il 2018): le decurtazioni della rivalutazione riconosciuta sono sull’intero importo della pensione e arrivano al 60 per cento per i trattamenti più alti. La differenza va a seconda della situazioni personali da pochi euro al mese a cifre più consistenti, ma il tema è simbolicamente molto sentito dai pensionati. La norma introdotta con la scorsa manovra prevedeva risparmi per 253 milioni nel 2019, 742 nel 2020 e 1,2 miliardi nel 2021: risorse a cui si dovrà almeno parzialmente rinunciare in caso di marcia indietro.

Pensioni a parte, nell’incontro di Palazzo Chigi i sindacati hanno insistito sul calo delle tasse. Ancora «non sufficienti» vengono giudicate le risorse messe in campo, 2,7 miliardi, per abbassare il cuneo fiscale. «Le cifre messe sul tavolo ancora non sono sufficienti, vanno aumentate», ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

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