Rassegna Stampa

14 febbraio 2020

Covid19

In Cina aumentano le vittime e muoiono i primi medici

Fonte: Agi

Sei membri del personale sanitario cinese sono morti a seguito di un’infezione da coronavirus. In totale il bilancio delle persone decedute a causa del Covid-19 sale a 1.383

Sei membri del personale sanitario cinese sono morti a seguito di un’infezione da coronavirus. Lo ha reso noto la Commissione sanitaria nazionale di Pechino. I contagiati tra il personale medico risultano, all’11 febbraio, 1.716, il 3,8% dei casi totali confermati nel Paese.

Il report sui decessi tra il personale medico e infermieristico arriva una settimana dopo l’ondata di indignazione pubblica scoppiata per la morte di Li Wenliang, il medico che per primo diede l’allarme dell’epidemia a fine dicembre ma che non viene creduto.
Zeng Yixin, vice ministro e membro della Commissione sanitaria nazionale, ha spiegato che 1.102 operatori sanitari sono stati contagiati a Wuhan, la città focolaio. Altri 400 si sono ammalati in altri luoghi sempre nella provincia di Hubei. Molti medici di Wuhan, riportano i media, hanno dovuto assistere i pazienti senza maschere o tute protettive adeguate, ricorrendo spesso al riutilizzo di quelle già usate quando avrebbero dovuto cambiarle regolarmente.
Intanto nelle ultime 24 ore sono stati registrati 4.633 nuovi casi e 121 decessi portando il bilancio totale dei morti a 1.383. I casi di contagio confermati in tutto il mondo sono 64.437 di cui 63.855 nella Cina continentale.
L’impennata di contagi del Covid-19 è legata a un cambiamento nei criteri diagnostici adottati per il conteggio da parte delle autorità sanitarie nell’Hubei. Fino a ieri il contagio veniva confermato solo dopo i risultati positivi dei test sull’acido nucleico, che impiegavano anche due-tre giorni per essere disponibili. Ma i kit per i test con i tamponi nella provincia cinese epicentro dell’epidemia cominciavano a scarseggiare negli ultimi giorni. Soprattutto, nel corso di queste settimane di crisi, i sanitari avevano rilevato anche casi di ‘falsi negativi’, ovvero persone che erano comunque state contagiate ma i cui test risultavano negativi. Questo ha messo in allarme le autorità cinesi che hanno deciso, nella provincia epicentro del focolaio, di includere tra i casi di contagio anche le diagnosi cliniche da polmonite e quelle fatte sulla base delle immagini da tomografica computerizzata (la cosiddetta CT scan).

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