Rassegna Stampa
02 ottobre 2025
Che cosa può andar storto tra AI e medicina
Fonte: ilpost.it
«Gli algoritmi di AI usati in ospedale sono i miei “pazienti”, nel senso che il mio lavoro consiste nel diagnosticare i malfunzionamenti di queste macchine digitali e possibilmente di trovare delle cure. In sostanza non faccio che pormi la stessa domanda in tante salse diverse: come si possono rompere le AI?»
Una delle due sedi dell’ospedale universitario di Amsterdam è un gigantesco palazzone brutalista che tenta invano di nascondersi dietro a due filari di alberi; quando le facciate in cemento a vista furono erette nel 1980, era il più grande edificio d’Europa. Ci arrivo in metropolitana o in bici insieme a migliaia di altri dipendenti, tra cui medici, infermieri, amministrativi e ricercatori come me. Chi non ha bisogno di arrivare sul posto di lavoro attraversando il centro nelle piovose giornate olandesi sono gli algoritmi di intelligenza artificiale (AI) che lavorano a fianco dello staff ospedaliero.
A questo punto del racconto ci si può trovare davanti a un bivio: da una parte c’è chi si immagina un robot in camice bianco che batte il cinque allo specializzando con le occhiaie e gli dice «Anche oggi hai salvato una vita, Michael, sono fiero di te»; dall’altra c’è chi penserebbe subito alle macchine malvagie di Matrix o Terminator. La realtà è molto più prosaica: sono dei programmi per il computer.
A oggi nell’ospedale universitario di Amsterdam ce n’è una dozzina, attivi in vari reparti, e molti altri sono in costruzione o già in via di implementazione. Si occupano di attività disparate che possiamo raggruppare in due categorie: o fanno cose facili per gli umani ma molto più velocemente, o fanno cose che agli umani riescono difficili. Un esempio del primo tipo è una AI che scrive bozze di email per rispondere ai pazienti, un esempio del secondo caso è una AI che stima il livello di rischio per un paziente affetto da malattie cardiovascolari.
Questa divisione riflette anche una duplicità di obiettivi; nel primo caso ci si propone soprattutto di alleviare il carico di lavoro del personale, nel secondo invece ci si aspetta di migliorare la qualità della cura e dunque la salute dei pazienti. Entrambi gli obiettivi contribuiscono alla necessità di incrementare la produttività nel settore sanitario a fronte di costi in costante crescita e di personale in diminuzione.
