Rassegna Stampa

07 dicembre 2021

All’origine della variante Omicron

Fonte: lescienze.it

I numerosi cambiamenti nella proteina spike che caratterizzano questa variante del coronavirus potrebbero essere emersi in tempi relativamente rapidi in una popolazione isolata, in una persona immunocompromessa, o in animali. E sono anche un campanello dall’allarme sulle disuguaglianze vaccinali

Il 25 novembre, scienziati sudafricani hanno annunciato la scoperta di una nuova variante del coronavirus, “pesantemente mutato”, scatenando il panico globale. Alcuni paesi hanno rapidamente imposto divieti di viaggio e chiuso i loro confini, ma la variante è già stata rilevata in quasi 40 nazioni, almeno.

Una ragione per queste reazioni istintive è l’alto numero di mutazioni nella nuova variante: Omicron, come è stata denominata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ha più di 30 modifiche alla sua proteina spike. Questa proteina permette al virus di infettare e prendere il controllo delle cellule umane, ed è anche l’obiettivo della maggior parte dei vaccini. Si pensa che siano stati i cambiamenti nella proteina spike delle varianti precedenti, come Delta e Alpha, a rendere il virus più infettivo e ad aumentarne la probabilità di eludere il sistema immunitario e i vaccini.

Non è ancora chiaro se Omicron sia più trasmissibile, o se causi malattie più gravi rispetto alle varianti precedenti, o se renderà i vaccini meno efficaci. Ma un nuovo studio di alcuni scienziati sudafricani uscito in preprint – e dunque non ancora pubblicato in una rivista scientifica – suggerisce che Omicron triplichi la probabilità che le persone vengano reinfettate.

07 dicembre 2021

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